Come coltivare e potare l’oleandro

L’oleandro è una pianta molto diffusa nelle aree del Mediterraneo e soprattutto in Italia. In passato un modo volgare di chiamare la pianta di oleandro era “Ammazza Asino”, dato che si credeva che mangiarne i suoi fiori fosse pericoloso per questi animali. E l’oleandro è davvero una pianta tossica sia per gli animali che per gli uomini, poiché i glucosidi cardioattivi in esso contenuti, se ingeriti, possono avere un’azione devastante sul cuore, provocando aritmia, disturbi nervosi e causando in estremi casi anche la morte. Si tratta comunque di una pianta bellissima, usata spesso a scopi ornamentali per creare siepi dall’elevato valore estetico, che può essere coltivata tuttavia anche in vaso.

La scelta del luogo in cui mettere a dimora la pianta dipende soprattutto dal clima della zona in cui ci troviamo. L’oleandro infatti teme il gelo e il clima rigido. In aree caratterizzate da simili condizioni, si preferisce porre l’oleandro in vaso, così da poterlo mettere al riparo in caso di intemperie. Si consiglia l’utilizzo di un vaso abbastanza ampio, che sappia accogliere la pianta nella sua rapida crescita. Per il vaso, meglio utilizzare un terriccio specifico per le piante fiorite, che facilita l’assorbimento di nutrienti da parte delle radici e lo sviluppo di nuovi germogli. Sul fondo del vaso, è consigliabile porre dell’argilla espansa, così da facilitare il drenaggio del terreno ed evitare dannosi ristagni di acqua. Meglio poi disporre la pianta in pieno sole, in un ambiente caratterizzato da clima mite e ben arieggiato e ripulire con cura e frequentemente la pianta dai fiori appassiti, che possono sottrarre nutrimento alle fioriture sane.

L’innaffiatura della pianta di oleandro

Per capire quando donare acqua alla nostra pianta, basta toccare il terreno con le dita, che deve essere umido ma non bagnato. Se al tatto il terreno è secco, sarà il caso di innaffiare la pianta, ma mai in modo abbondante. La quantità di acqua va poi ulteriormente ridotta tra la fine dell’estate e l’inizio della primavera, periodo che coincide con il riposo vegetativo della pianta.

La potatura dell’oleandro

Il periodo migliore per la potatura di questa pianta non è affatto la primavera ma la fine dell’estate o l’inizio dell’autunno. Questo perché in autunno i germogli dell’anno nuovo si distinguono facilmente da quelli vecchi, cosa che è difficile invece fare in primavera: la fioritura avviene infatti esclusivamente sui rami dell’anno in corso, per cui gli interventi di potatura devono interessare esclusivamente gli steli dell’anno precedente. L’esecuzione della potatura dipende comunque dalla specifica specie di oleandro su cui si va a operare, per cui bisogna conoscere bene l’esemplare di pianta in proprio possesso. In linea generale, si interviene per tagliare i fiori e gli steli secchi, eseguendo tagli a circa un terzo dell’altezza degli steli. Gli interventi di potatura possono servire anche a scopi estetici e quindi a condizionare la forma che la pianta andrà ad assumere in futuro. Ma attenzione! Poiché l’oleandro è tossico, è necessario utilizzare guanti usa e getta per la potatura e disinfettare tutti gli attrezzi utilizzati, prima e dopo l’uso.

Malattie e parassiti

Malattie e parassiti non sono molte ma comunque possono dar fastidio alla pianta e anche al proprietario. Malattie che si possono verificare sono legate al ristagno dell’acqua e comprendono le malattie fungine come la fumaggine e la septoriosi (che sono opera di funghi invasivi) e la rogna; quest’ultima, causata da un batterio, è una malattia molto brutta che distrugge in tutti i sensi la piante: compaiono dei tubercoli cancerosidi colore scuro in tutte le parti della pianta, dalle foglie ai frutti, dai rami alle foglie. Le piante maggiormente colpite da questa malattia sono giovani e hanno fioriture sporadiche. Per prevenire la rogna dall’oleandro è consigliabile utilizzare prodotti a base di rame dopo la potatura e sterilizzare cesoie e forbici, dato che si contrae anche da tagli e potature sbagliate.

La septoriosi attacca le foglie della pianta e produce macchie grigiastre con contorni neri, simili a bruciature. Se la malattia arriva al picciolo la foglia si stacca. Per prevenire, evitare ristagni d’acqua e l’utilizzo di un’acqua piuttosto calcarea. Per curare, usare prodotti a base di rame.

Tra i parassiti dell’oleandro possiamo annoverare gli afidi, i ragnetti rossi e le cocciniglie.

Gli afidi attaccano fogli e fiori dell’oleandro e si allontanano o con prodotti specifici oppure con le coccinelle. Le cocciniglie invece sono facilmente notabili in quanto sono piccoli batuffoli di cotone bianco o nero e per rimuoverli servono lavaggi con acqua e sapone neutro oppure con un batuffolo di ovatta imbevuto di alcool.

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