Come coltivare uva ursina

Di questa pianta sono molto utilizzate le foglie in fitoterapia e i suoi frutti dai colori accesi sono un piacere per gli occhi. Cresce in mezzo ai boschi o nei sottoboschi, tra i sassi e nei luoghi più impervi. Ama molto il fresco e le stagioni dal clima temperato e mai dal caldo eccessivo: l’uva ursina è la perfetta pianta dei boschi.

Talmente perfetta che da sempre è amata dagli orsi e non solo. L’uomo nel tempo ha imparato ad utilizzarla a scopo curativo e come rimedio naturale è effettivamente molto efficace. Se vuoi provare ad averla anche tu nel tuo giardino, non ti basta che seguire alcuni semplici consigli.

Pianta di uva ursina

Il suo nome scientifico è Arcostaphylus uva ursi ed è comunemente nota come uva orsina, ma anche uva selvaggia o uva dell’orso proprio perché per questi grandi mammiferi è una prelibatezza. Arriva da molto lontano, precisamente dal Nord America e ama molto gli ambienti nascosti.

In Italia si può trovare nelle alture delle Alpi e degli Appennini, anche addirittura a più di 2000 metri d’altezza. È una pianta rustica, sempreverde appartenente alla famiglia delle Ericaceae. Le foglie sono spatolate ed alterne, di colore verde scuro nella parte superiore e giallognole in quella inferiore, ma in realtà durante il periodo invernale le sfumature delle foglie sono solite cambiare. I frutti sono invece bacche sferiche non commestibili di colore rosso, ma molto affascinanti a livello ornamentale. All’interno delle bacche ovviamente ci sono anche i semi.

uva ursina

Coltivare uva ursina: esposizione e terreno

La prima cosa da tenere in considerazione se vuoi iniziare a coltivare la tua uva dell’orso riguarda il posto in cui dovrai iniziare a farla crescere. Innanzitutto ha bisogno di un terreno che abbia un livello di drenaggio estremamente buono, in modo da non permettere quei ristagni idrici per i quali la pianta potrebbe soffrire molto. Il livello di pH è meglio se rimane acido.

Per quanto riguarda l’esposizione invece, come abbiamo avuto già modo di dire, questa pianta ama molto i climi non caldi, anzi, si adatta molto bene alle basse temperature e alle altitudini più importanti. Per questo motivo se la vuoi tenere nel tuo giardino ma non abiti tra i monti, cerca sempre di tenerla al riparo dal sole, in una zona a mezz’ombra perché comunque il sole le fa bene, ma non in maniera diretta.

Irrigazione e moltiplicazione dell’uva ursina

Come si sa, le piante hanno bisogno d’acqua ma la tua pianta di uva ursina non ne pretende poi così tanta. Bastano infatti un paio di bicchieri all’incirca ogni 10 o 15 giorni in base alla stagione in cui ti trovi. Questo perché la pianta teme molto i ristagni idrici, dunque bisogna sempre stare attenti a non esagerare nell’innaffiarla.

Per quanto riguarda invece la moltiplicazione dell’uva ursina, essa può avvenire per seme e durante la stagione primaverile puoi avvalerti dei semi presenti all’interno delle bacche della pianta stessa. Innanzitutto devi separarli dalle bacche, poi passarli in carta vetrata ed infine farli riposare per 12 ore in acqua tiepida. A questo punto saranno pronti per essere piantati. Prima di porla in giardino, sia che tu scelga il seme, sia che tu scelga la talea apicale dalla quale si può partire, dovrai farla stare per circa due anni in vaso. Attenzione alle radici in crescita perché sono molto fragili e sensibili, quindi cerca di toccarle il meno possibile.

uva ursina

Raccolto e potatura dell’uva ursina

I benefici dell’uva ursina sono possibili da prendere in considerazione solo nel momento in cui la tua pianta sarà cresciuta dopo essere stata ben curata. Potrai raccoglierla e tenerla sempre in ordine tramite operazioni di potatura, anche se in linea generale è una pianta piuttosto selvatica nella sua essenza.

Innanzitutto devi sapere che questa pianta fiorisce nel periodo primaverile e proprio nei mesi di primavera riacquista tutto il suo vigore. A livello di raccolto invece non ci sono particolari problemi: le bacche infatti servono solo per ricavare i semi per poi produrre nuove piante. Quello che davvero ti serve sono le foglie dagli effetti curativi, che sono possibili da raccogliere durante tutto l’anno.

La potatura non è sempre essenziale, soprattutto se hai la pianta a dimora. Se invece l’uva ursina viene tenuta per essere allevata servono potature di contenimento, ovvero diciamo la classica sforbiciata per tenere in ordine la pianta, eliminando dunque rami secchi o danneggiati per lasciare spazio a quelli nuovi.

Rinvaso della pianta di uva ursina

Altra cosa che puoi fare prima di parlare dei benefici dell’uva ursina tinta madre, è quella di tener conto anche del rinvaso, soprattutto se stai partendo dai semi. Se parti proprio dalle basi, dunque appunto dai semi, dovrai tenere in un piccolo vaso la pianta per un paio d’anni per poi cambiarlo con uno più grande.

A livello generale, le piante da allevamento devono cambiare il proprio contenitore ogni tre anni con uno sempre più grande per permettere lo sviluppo delle radici. Cerca di non eliminare il pane di terra che avvolge le radici ovviamente per non danneggiarle.

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Proprietà e benefici dell’uva ursina

È finalmente arrivato il momento di parlare degli effetti benefici di uva ursina. Le modalità attraverso le quali è maggiormente utilizzata se non vuoi utilizzare le capsule già in commercio sono il decotto, il macerato freddo o l’infuso. In tutti i casi ovviamente dovrai avvalerti delle foglie, che sono la parte con i nutrienti adeguati a livello curativo.

Grazie all’assunzione di uva ursina principalmente viene migliorata l’attività diuretica e la pulizia dell’apparato urinario. Non possiamo mancare di sottolineare che è dunque un importante aiuto contro la cistite grazie all’arbutina che combatte i microbi.

Ci sono poi alcune controindicazioni che devi sempre considerare in presenza di patologie o particolari condizioni fisiologiche. Innanzitutto le foglie della pianta hanno una buona presenza di tannini, da ciò dunque devi capire quante usarne e soprattutto se usarle. Dopodiché considera che ci sono alcuni momenti a rischio in cui sarebbe non opportuno farne uno, ad esempio durante la gravidanza o in allattamento. Inoltre è meglio non usarla in presenza di alcune patologie come l’insufficienza renale e l’allergia all’acido acetilsalicilico. Bisogna anche porre attenzione a non darla ai bambini di età inferiore ai 12 anni. Ovviamente è un rimedio naturale, dunque il suo utilizzo deve essere sempre vagliato attraverso il consulto di uno specialista.

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